di Andreas Malm
La crisi climatica non è alle porte, è in corso.
Le vittime e i danni provocati da ondate di calore ed altri eventi estremi, causati dall'aumento della concentrazione di carbonio nell'atmosfera, stanno aumentando in maniera iperbolica.
Non che manchi da alcuni decenni un movimento per il clima che cerchi di informare e convincere l'opinione pubblica della necessità imperativa di ridurre le emissioni, per costringere il business-as-usual, il solito mercato, a farlo.
Il Professor Malm si chiede, e si dà una risposta, se questo attivismo, storicamente improntato al pacifismo, abbia invece bisogno di azioni più concrete, necessariamente violente.
Prima che la violenza, più ancora che dello Stato repressore al servizio del business-as-usual, diventi dominio della Natura ormai trasformata in modo irreversibile dalle emissioni in costante crescita.