di Dagur Kàri
Non è certo semplice avere rapporti umani lineari con le altre persone o instaurare relazioni sociali quando si è così timidi e, oltretutto, bisogna portarsi in giro una massa corporea che supera abbondantemente il quintale.
Ma, d'altra parte, non è che gli altri abbiano la vita facile.
La tragedia è in agguato, ma la finestra verso il lieto fine mostra sempre uno spiraglio.
Come già tre lustri fa in Noi Albinoi, Dagur Kàri porta in scena le peculiarità della luce e del paesaggio islandese, con i sui tragicomici effetti sui rari abitanti.
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