martedì 10 novembre 2015
Taxi Teheran
Jafar Panahi confonde magistralmente la realtà con la finzione. La sospensione dell'incredulità che è l'essenza dell'arte cinematografica.
Un messaggio antigovernativo e anticensura in un film che poteva essere girato a Parigi con attori professionisti, e che invece il regista riprende nella sua città, a Teheran, sfuggendo allo sguardo di altri occhi, più pericolosi per la propria incolumità, con comparse letteralmente prese dalla strada.
Ma è davvero così? Sembra più un gran artificio che vuole solo apparire in presa diretta, e non intende neanche troppo nasconderlo.
Al centro dei dialoghi temi scottanti: la censura, la posizione della donna nella società, la propaganda, la sicurezza dei cittadini.
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